Colegios  
VI CONCORSO LETTERARIO ACIAU 2008
CUENTO EN ITALIANO
1 PREMIO

Tiziana Rossi, non solo un nome

Seudónimo
Ambar

Centro Cultural Italiano

Sono Tiziana Rossi. Venti anni fa avrei detto: Il mio nome é Tiziana Rossi. Perché? Perché “non ero”, non sapevo chi ero, sarebbe meglio dire. Il fatto é che l’unico oggetto che possedevo era il mio nome italiano e nient’altro.
Sono arrivata il 12 luglio con mia madre a Buenos Aires. Venivamo da Genova. Faceva molto freddo quel giorno, era di notte. Avevo fame da morire, ma non ho detto niente a mamma perché non si arrabbiasse e mi gridasse, non avevo voglia di ascoltarla, mi sentivo strana. Dolore, innocenza, ingenuitá, paura e angosce si amalgamavano dentro la mia testa, con un sentimento di eccitazione amara.
Zia Mara é venuta a prenderci a piedi. Ci ha portato a casa sua. Non era bella, era triste; si, triste é la parola giusta. La facciata dell’edificio era rossa e aveva un piccolo balcone dal quale si potevano vedere tra le altre case, il fiume. Mi piaceva guardare il fiume da questo balcone: non so perché ma mi sembrava divertente. Potevo restare ore e ore guardando la serenitá di quelle acque.
In questo paesetto c’erano degli spagnoli, dei tedeschi e soprattutto, come é da supporre, argentini ma nessun italiano (almeno in questo posto e in quel momento, perché due anni dopo due su tre famiglie erano italiane). Conoscevo lo spagnolo. Mamma mi aveva insegnato un pó nella nave con l’aiuto di un libro. Una volta arrivati, Zia Mara parlava tutto il tempo in italiano. Comunque, io non parlavo né in italiano né in spagnolo; un’angoscia fortissima mi stringeva la gola e non mi lasciava riprodurre nessun tipo di suono. I primi giorni mamma e zia Mara erano disperate e non sapevano come agire, ma poi si sono abituate.
Cinque mesi dopo essere arrivate, mamma mi ha chiesto di andare a comprare un pó di latte. Era la prima volta che uscivo da quella casa da sola. Ero costretta a parlare con uno sconosciuto per chiedergli il latte, tra l’altro in spagnolo. Non volevo, ma l’ho fatto lo stesso.
Chi vendeva il latte era un ragazzo della mia stessa etá: 16 anni. Non lo avevo mai visto prima. Bello, alto, di occhi azzurri e solitari. Un anno dopo questo primo incontro, ci siamo sposati. Perché é nato il nostro rapporto, la nostra amicizia? Credo che la risposta sia molto semplice: quel giorno lui ha capito che ero persa, smarrita in un luogo sconosciuto, che non avevo né desideri né speranze e che ero rassegnata, non avevo né passato né futuro; e il presente non lo capito, o meglio dire, non volevo capirlo. Se Buenos Aires era molto diversa da Genova; se la gente somigliava qua e lá o se mi piaceva lo spagnolo, a me veramente non interessava, non mi ero resa conto di quello che c’era intorno a me, quello che c’era oltre la mia persona.
José, mio marito, mi ha guardato e mi ha regalato una caramella. Son tornata il giorno dopo e l’altro, e l’altro ancora. E cosí un anno dopo ci siamo sposati.
Lui giá viveva da solo perché i suoi genitori erano morti da parecchi anni, e siccome non aveva né sorelle né fratelli, siamo andati a vivere a casa sua.
Il nostro primo anniversario era giá trascorso e noi ancora non avevamo figli perché lui non voleva. Io accettavo le decisioni che lui prendeva e obbedivo senza mai chiedere delle spiegazioni. Se voleva restare a casa il finesettimana perché era stanco, restavamo; se voleva uscire, uscivamo; se voleva mangiare la carne, mangiavamo carne; se voleva la pasta, allora mangiavamo pasta.
Durante il giorno io non facevo altro che cucinare, pulire e andare a casa di zia Mara.
Quando ho raccontato a mia madre che mi sarei sposata con José, lei si é messa a piangere.
“Oh cara Tiziana, adesso avrai una casa propria! Il sogno Della nostra vita realizzato da te… auguri figlia mia, sono molto orgogliosa di te”.
Mi ricordo che mi era sembrata la risposta giusta, quella che speravo e volevo. Adesso penso che sia stata una reazione fredda e vuota, come la mia vita a quel tempo.
Un anno quattro mesi e sedici giorni dopo esserci sposati, il nostro primo figlio é nato. Quindici mesi dopo, il secondo e dopo altri dieci mesi, la terza e ultima. Manuel, Alejandro e Maria erano la luce dei miei occhi, adesso son cresciuti, ognuno ha la propria famiglia.
Quando erano piccoli, stavo tutto il giorno inttorno a loro. Quando i due piú grandi andavano a scuola, io correvo a casa di mia mamma con la neonata Maria e poi tornavamo per reciñere Manuel e Alejandro quando finiva il giorno.
In questo modo mi sono dimenicata completamente dell’Italia. A questo punto parlavo lo spagnolo alla perfezione. Con le uniche persone che parlavo in italiano era con zia Mara e mamma, che tra l’altro sono morte una dietro l’altra, poco dopo la nasita di Maria, la piú piccola. Non ho sofferto tanto come credevo che avrei dovuto soffrire.
Era José che educava i figli soltando, io mi divertido con loro. Lui aveva deciso che i ragazzi dovevano studiare l’inglese a scuola e io ho detto di si. Non ho mai parlato in italiano con loro in vita mia.
Col passare del tempo ho guardato dentro di me e mi sono resa conto che non sapevo chi ero. I ragazzi erano cresciuti e non vivevano piú a casa nostra, e José lavorava tutto il giorno, quinde avevo molto tempo libero per me. Non avevo mai avuto tempo per me da quando avevo 16 anni e vivevo a casa di zia Mara. A questo punto ho cominciato a riflettere su di me: perché avevo dimenticato la mia patria? Non mi sentivo né italiana né argentina. Com’é possibile che una persona non abbia una patria?
Ho piano 3 giorni di seguito. Chi ero? Tiziana Rossi, si, bene. Ma cosa significava essere Tiziana Rossi? Non trovando nessuna risposta son dovuta crearme un’identitá, questo é statu divertente, divertente e triste. Doversi crearse una personalitá a 40 anni é una sconfitta molto grande nella vita di una donna.
Ho cominciato ad uscire di sera con mio marito, andavamo al cinema (io sceglievo il film) e cucinavo quello che volevo. Cucinare mi piaceva da morire per quello ho cominciato a seguire un corso di cucina italiana vicino a casa mia. É statu il mio primo passo verso le mie origini dalle quali mi sentivo tanto lontana.
Mi sono ritornati in mente tutti i ricordi nell’istante in cui sono entrata in classe per la prima volta: quell’odore…! Io lo conoscevo, ma, da dove? Mia nonna! Si, a casa Della nonna c’era sempre quell’odore. Mi sono ricordata di tutto: i miei amici in Italia, la mia casa, i profumi, i suoni… Mi sono disparata. Disparata di allegria. Sono corsa a casa, ho preso gli oggetti piú necessari e me ne sono andata via. Via per sempre, sono tornata in Italia. Non ho mai piú parlato con mio marito… neanche con i miei figli. Non mi sento male per questo.
Adesso sono a Genova. Vivo con la mia migliore amica dell’infanzia e suo figlio. Sono felice e so chi sono: Tiziana Rossi.

de Julieta Gutíerrez