Sono
Tiziana Rossi. Venti anni fa avrei detto: Il mio nome
é Tiziana Rossi. Perché? Perché
“non ero”, non sapevo chi ero, sarebbe
meglio dire. Il fatto é che l’unico oggetto
che possedevo era il mio nome italiano e nient’altro.
Sono arrivata il 12 luglio con mia madre a Buenos
Aires. Venivamo da Genova. Faceva molto freddo quel
giorno, era di notte. Avevo fame da morire, ma non
ho detto niente a mamma perché non si arrabbiasse
e mi gridasse, non avevo voglia di ascoltarla, mi
sentivo strana. Dolore, innocenza, ingenuitá,
paura e angosce si amalgamavano dentro la mia testa,
con un sentimento di eccitazione amara.
Zia Mara é venuta a prenderci a piedi. Ci ha
portato a casa sua. Non era bella, era triste; si,
triste é la parola giusta. La facciata dell’edificio
era rossa e aveva un piccolo balcone dal quale si
potevano vedere tra le altre case, il fiume. Mi piaceva
guardare il fiume da questo balcone: non so perché
ma mi sembrava divertente. Potevo restare ore e ore
guardando la serenitá di quelle acque.
In questo paesetto c’erano degli spagnoli, dei
tedeschi e soprattutto, come é da supporre,
argentini ma nessun italiano (almeno in questo posto
e in quel momento, perché due anni dopo due
su tre famiglie erano italiane). Conoscevo lo spagnolo.
Mamma mi aveva insegnato un pó nella nave con
l’aiuto di un libro. Una volta arrivati, Zia
Mara parlava tutto il tempo in italiano. Comunque,
io non parlavo né in italiano né in
spagnolo; un’angoscia fortissima mi stringeva
la gola e non mi lasciava riprodurre nessun tipo di
suono. I primi giorni mamma e zia Mara erano disperate
e non sapevano come agire, ma poi si sono abituate.
Cinque mesi dopo essere arrivate, mamma mi ha chiesto
di andare a comprare un pó di latte. Era la
prima volta che uscivo da quella casa da sola. Ero
costretta a parlare con uno sconosciuto per chiedergli
il latte, tra l’altro in spagnolo. Non volevo,
ma l’ho fatto lo stesso.
Chi vendeva il latte era un ragazzo della mia stessa
etá: 16 anni. Non lo avevo mai visto prima.
Bello, alto, di occhi azzurri e solitari. Un anno
dopo questo primo incontro, ci siamo sposati. Perché
é nato il nostro rapporto, la nostra amicizia?
Credo che la risposta sia molto semplice: quel giorno
lui ha capito che ero persa, smarrita in un luogo
sconosciuto, che non avevo né desideri né
speranze e che ero rassegnata, non avevo né
passato né futuro; e il presente non lo capito,
o meglio dire, non volevo capirlo. Se Buenos Aires
era molto diversa da Genova; se la gente somigliava
qua e lá o se mi piaceva lo spagnolo, a me
veramente non interessava, non mi ero resa conto di
quello che c’era intorno a me, quello che c’era
oltre la mia persona.
José, mio marito, mi ha guardato e mi ha regalato
una caramella. Son tornata il giorno dopo e l’altro,
e l’altro ancora. E cosí un anno dopo
ci siamo sposati.
Lui giá viveva da solo perché i suoi
genitori erano morti da parecchi anni, e siccome non
aveva né sorelle né fratelli, siamo
andati a vivere a casa sua.
Il nostro primo anniversario era giá trascorso
e noi ancora non avevamo figli perché lui non
voleva. Io accettavo le decisioni che lui prendeva
e obbedivo senza mai chiedere delle spiegazioni. Se
voleva restare a casa il finesettimana perché
era stanco, restavamo; se voleva uscire, uscivamo;
se voleva mangiare la carne, mangiavamo carne; se
voleva la pasta, allora mangiavamo pasta.
Durante il giorno io non facevo altro che cucinare,
pulire e andare a casa di zia Mara.
Quando ho raccontato a mia madre che mi sarei sposata
con José, lei si é messa a piangere.
“Oh cara Tiziana, adesso avrai una casa propria!
Il sogno Della nostra vita realizzato da te…
auguri figlia mia, sono molto orgogliosa di te”.
Mi ricordo che mi era sembrata la risposta giusta,
quella che speravo e volevo. Adesso penso che sia
stata una reazione fredda e vuota, come la mia vita
a quel tempo.
Un anno quattro mesi e sedici giorni dopo esserci
sposati, il nostro primo figlio é nato. Quindici
mesi dopo, il secondo e dopo altri dieci mesi, la
terza e ultima. Manuel, Alejandro e Maria erano la
luce dei miei occhi, adesso son cresciuti, ognuno
ha la propria famiglia.
Quando erano piccoli, stavo tutto il giorno inttorno
a loro. Quando i due piú grandi andavano a
scuola, io correvo a casa di mia mamma con la neonata
Maria e poi tornavamo per reciñere Manuel e
Alejandro quando finiva il giorno.
In questo modo mi sono dimenicata completamente dell’Italia.
A questo punto parlavo lo spagnolo alla perfezione.
Con le uniche persone che parlavo in italiano era
con zia Mara e mamma, che tra l’altro sono morte
una dietro l’altra, poco dopo la nasita di Maria,
la piú piccola. Non ho sofferto tanto come
credevo che avrei dovuto soffrire.
Era José che educava i figli soltando, io mi
divertido con loro. Lui aveva deciso che i ragazzi
dovevano studiare l’inglese a scuola e io ho
detto di si. Non ho mai parlato in italiano con loro
in vita mia.
Col passare del tempo ho guardato dentro di me e mi
sono resa conto che non sapevo chi ero. I ragazzi
erano cresciuti e non vivevano piú a casa nostra,
e José lavorava tutto il giorno, quinde avevo
molto tempo libero per me. Non avevo mai avuto tempo
per me da quando avevo 16 anni e vivevo a casa di
zia Mara. A questo punto ho cominciato a riflettere
su di me: perché avevo dimenticato la mia patria?
Non mi sentivo né italiana né argentina.
Com’é possibile che una persona non abbia
una patria?
Ho piano 3 giorni di seguito. Chi ero? Tiziana Rossi,
si, bene. Ma cosa significava essere Tiziana Rossi?
Non trovando nessuna risposta son dovuta crearme un’identitá,
questo é statu divertente, divertente e triste.
Doversi crearse una personalitá a 40 anni é
una sconfitta molto grande nella vita di una donna.
Ho cominciato ad uscire di sera con mio marito, andavamo
al cinema (io sceglievo il film) e cucinavo quello
che volevo. Cucinare mi piaceva da morire per quello
ho cominciato a seguire un corso di cucina italiana
vicino a casa mia. É statu il mio primo passo
verso le mie origini dalle quali mi sentivo tanto
lontana.
Mi sono ritornati in mente tutti i ricordi nell’istante
in cui sono entrata in classe per la prima volta:
quell’odore…! Io lo conoscevo, ma, da
dove? Mia nonna! Si, a casa Della nonna c’era
sempre quell’odore. Mi sono ricordata di tutto:
i miei amici in Italia, la mia casa, i profumi, i
suoni… Mi sono disparata. Disparata di allegria.
Sono corsa a casa, ho preso gli oggetti piú
necessari e me ne sono andata via. Via per sempre,
sono tornata in Italia. Non ho mai piú parlato
con mio marito… neanche con i miei figli. Non
mi sento male per questo.
Adesso sono a Genova. Vivo con la mia migliore amica
dell’infanzia e suo figlio. Sono felice e so
chi sono: Tiziana Rossi.